top of page

Patto globale OMS: via libera alla bozza sull’accordo pandemico

  • Immagine del redattore: Dario Valerio
    Dario Valerio
  • 16 apr 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Dopo oltre tre anni di serrate trattative, i Paesi membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno compiuto un passo cruciale nella costruzione di un sistema internazionale più solido ed equo per affrontare le future emergenze sanitarie. Una bozza di accordo, lunga 32 pagine, è stata approvata all’unanimità e sarà sottoposta all’esame dell’Assemblea Mondiale della Sanità prevista per maggio 2025. L’obiettivo dichiarato: prevenire, preparare e rispondere in modo coordinato alle pandemie, colmando le lacune emerse durante la crisi da Covid-19.


Tedros Adhanom Ghebreyesus, Presidente OMS
Tedros Adhanom Ghebreyesus, Presidente OMS

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito il risultato dei negoziati “un momento storico per la salute globale”, sottolineando come l’accordo dimostri che il multilateralismo non solo è ancora possibile, ma è anche essenziale di fronte a minacce comuni. “In un mondo polarizzato – ha dichiarato – le nazioni hanno saputo trovare un linguaggio condiviso per proteggere le generazioni future da nuove tragedie sanitarie.”


Il trattato si fonda su tre principi cardine: equità, solidarietà e trasparenza. Mira a stabilire un quadro giuridico e operativo che permetta agli Stati di coordinarsi tempestivamente nel caso di future emergenze, evitando ritardi nella risposta e disparità nell’accesso ai mezzi di prevenzione e cura. Particolare attenzione è riservata alla necessità di basare le decisioni su evidenze scientifiche condivise, per evitare che considerazioni politiche o economiche compromettano l’efficacia delle misure sanitarie.


Il nodo dei farmaci e della tecnologia

Uno dei temi più controversi ha riguardato l’accesso equo a vaccini, test diagnostici e trattamenti. La bozza prevede la creazione del Pathogen Access and Benefit-Sharing System (PABS), un sistema che dovrebbe facilitare la condivisione di agenti patogeni e garantire una distribuzione più giusta dei prodotti sanitari derivanti. Il PABS include l’impegno a riservare il 20% di tali risorse all’OMS per una redistribuzione verso i Paesi meno attrezzati. Tuttavia, i dettagli operativi saranno definiti in fasi successive e la sua piena implementazione è prevista entro il 31 maggio 2026. Cruciale sarà l’accordo reciproco tra gli Stati sul trasferimento tecnologico, che ha generato tensioni tra nazioni ad alto reddito e Paesi in via di sviluppo.


Sebbene il testo rappresenti un progresso diplomatico significativo, diversi osservatori internazionali hanno evidenziato zone d’ombra. L’organizzazione Privacy International, ad esempio, ha denunciato l’assenza di meccanismi concreti per la tutela dei dati personali, un elemento fondamentale in scenari pandemici in cui la raccolta e condivisione di informazioni sanitarie è massiva. Inoltre, la bozza non istituisce alcun fondo finanziario dedicato, lasciando in sospeso il nodo cruciale delle risorse necessarie per l’attuazione delle misure previste.


L’assenza degli Stati Uniti e le implicazioni geopolitiche

L’assenza degli Stati Uniti nel tratto finale dei negoziati ha sollevato non poche perplessità. La decisione affonda le radici nel periodo dell’amministrazione Trump, quando Washington uscì temporaneamente dall’OMS e ridusse drasticamente i finanziamenti alla cooperazione internazionale. Anche se successivamente rientrati nell’agenzia, gli USA non hanno preso parte attivamente alla stesura finale dell’accordo, alimentando dubbi sull’efficacia globale di un patto che manca del pieno supporto di una delle principali potenze sanitarie ed economiche del pianeta.


La firma della bozza rappresenta senza dubbio una svolta nella governance sanitaria globale, ma il suo valore concreto sarà determinato dalla volontà politica degli Stati di tradurre i principi in atti vincolanti e finanziariamente sostenuti. Senza un impegno collettivo nell’attuazione, il rischio è che il trattato rimanga lettera morta. Tuttavia, il consenso unanime raggiunto a Ginevra è un segnale incoraggiante: nella memoria ancora viva delle vittime del Covid-19, la comunità internazionale prova a non ripetere gli stessi errori.

Commenti


bottom of page