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Il cortocircuito calendiano: populismo mascherato e sudditanza meloniana

  • Immagine del redattore: Dario Valerio
    Dario Valerio
  • 15 apr 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Nel sempre più frammentato mosaico dell'opposizione italiana, Carlo Calenda sembra muoversi con la spavalderia di chi ha smarrito la bussola, ma pretende ancora di indicare la rotta. L'ex enfant prodige del centrismo riformista si è trasformato, nel giro di pochi mesi, in una voce dissonante che sempre più echeggia i toni e i temi della destra più retriva, abbracciando una linea politica che, dietro la patina di razionalità tecnocratica, cela un’inquietante deriva populista.

Meloni, Calenda e Conte
Meloni, Calenda e Conte

Una strategia divisiva

Nell'ultima delle sue molteplici esternazioni — spesso più simili a tweet in formato lungo che a riflessioni politiche ponderate — Calenda ha colpito il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle con parole tanto dure quanto discutibili, accusandoli di essersi appiattiti sulla linea di Giuseppe Conte e di contribuire così all’isolamento dell’Italia. Ma l’accusa più surreale è quella che dipinge Conte come un pericolo per l’equilibrio internazionale, dimenticando — o fingendo di dimenticare — che è lui stesso, Calenda, a flirtare apertamente con le logiche della destra meloniana, allineandosi a Giorgia Meloni in un contesto politico in cui l’alleanza atlantica viene strumentalizzata per guadagnare visibilità e consenso.

Il leader di Azione difende a spada tratta la visita della premier italiana a Washington, liquidando le critiche dell’opposizione come “polemiche ideologiche” e “demenziali”. Una posizione che riecheggia in maniera fin troppo sospetta le parole d’ordine di Fratelli d’Italia, partito che non ha mai nascosto una certa nostalgia per l’autoritarismo e che, quotidianamente, si rende protagonista di derive che preoccupano profondamente chi ha a cuore lo stato di diritto e l'equilibrio democratico.

Eppure Calenda, con sprezzo del ridicolo, continua a presentarsi come il portabandiera del centro “europeista e riformista”, mentre nei fatti si accoda senza remore alle uscite propagandistiche della destra più muscolare. L’elogio della Meloni, la criminalizzazione del dissenso interno e l’attacco frontale a Conte — reo, a suo dire, di essere una sorta di demiurgo occulto dell’opposizione — configurano un quadro che ha poco o nulla a che vedere con la moderazione, e molto invece con un trasformismo opportunista, da campagna elettorale permanente.


Il classico finto centrismo

Dalla presunta lucidità analitica all’arroganza intellettualoide, il passo è breve. E Calenda lo compie ogni giorno, con una retorica che alterna allarmismi economici degni del peggior Salvini a improbabili soluzioni da tecnocrate illuminato. La sua proposta di rispondere ai dazi americani con misure contro le Big Tech e il debito USA appare più come uno sfogo da talk show che come una reale strategia economica. Tanto più che il leader di Azione sembra dimenticare che la credibilità internazionale non si costruisce a colpi di provocazioni, ma con coerenza e visione politica.

Ma il vero cortocircuito emerge quando, accusando il PD di seguire Conte “come fosse il loro leader”, Calenda rivela un’insofferenza personale prima ancora che politica. Una dichiarazione che ha il sapore acre della frustrazione e che, invece di rafforzare la posizione di Azione, ne rivela l’irrilevanza strategica: un partito incapace di costruire ponti e che, al contrario, vive di polemiche, distinguo e ammiccamenti a una destra che, in fondo, pare affascinarlo sempre di più.

Il centrismo “ragionevole” di Calenda si sta così rivelando per quello che è: una maschera. Dietro il volto rassicurante dell’ex ministro si cela un nuovo volto del populismo italiano, più educato nei modi, ma altrettanto pericoloso nei contenuti. La deriva meloniana del leader di Azione non è più un’ipotesi: è un dato di fatto. E la sua incessante crociata contro le forze progressiste non fa che rafforzare l’egemonia culturale della destra, proprio mentre servirebbe un’opposizione compatta, coraggiosa e lucida.

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