Italia e transizione ecologica: virtuosismi e inerzie strutturali
- Dario Valerio

- 22 apr 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Nel 2024, l’Italia si presenta a un nuovo giro di boa della transizione ecologica con un profilo incerto, quasi bifronte. A metterlo nero su bianco è il rapporto annuale “10 Key Trend sul clima” di Italy for Climate, una sorta di pagella ambientale che, con rigore scientifico e spirito critico, valuta lo stato dell’arte del nostro Paese sul cammino verso un’economia climaticamente neutra. I risultati mostrano un’Italia che ha saputo accelerare in alcuni ambiti strategici, come quello delle fonti rinnovabili e della decarbonizzazione del comparto elettrico, ma che resta gravemente indietro in altri settori chiave, primo fra tutti quello dei trasporti.

Gli eventi climatici estremi registrati nel 2024 – ben 3.631 secondo l’European Severe Weather Database – pongono il tema della crisi climatica su un piano di assoluta urgenza. Non si tratta più di scenari futuri, ma di una quotidianità che si fa sempre più instabile e violenta: piogge torrenziali, raffiche di vento, grandinate e persino tornado hanno superato ogni record storico. Questa crescente instabilità meteorologica ha un impatto immediato e tangibile sull’ecosistema e sull’economia, e impone una risposta sistemica che non può più essere rinviata.
Tra le fragilità più evidenti emerse dal report, spicca la questione idrica: le scorte nevose del 2024 hanno segnato un deficit del 36% rispetto alla media del decennio precedente, con punte del -86% nei bacini del Tevere e dell’Aterno. Una tendenza che compromette la resilienza del territorio, l'agricoltura e la produzione idroelettrica, dimostrando come i cambiamenti climatici stiano già erodendo le fondamenta della nostra sicurezza ambientale.
Sul fronte delle emissioni di gas serra, il rallentamento della decarbonizzazione resta il nodo più critico. Dopo la buona performance del 2023, il 2024 ha visto un taglio delle emissioni pari a solo il 2,3%, equivalente a circa 10 milioni di tonnellate in meno: la metà di quanto sarebbe necessario per allinearsi alla traiettoria prevista dagli obiettivi europei al 2030. Si tratta di una riduzione marginale, che conferma un trend troppo lento e insufficiente rispetto alle necessità imposte dall’Accordo di Parigi.
A complicare ulteriormente il quadro, si registra un ritorno alla crescita dei consumi energetici (+1,5%), guidati in particolare dal settore edilizio – complice un inverno più rigido – e dai trasporti, che si confermano il comparto meno reattivo alle politiche di decarbonizzazione. La dipendenza dall’estero per il fabbisogno energetico resta ancora elevata, sebbene in calo: le importazioni coprono il 72% della domanda, il valore più basso registrato, grazie soprattutto alla crescita delle rinnovabili elettriche.
Ed è proprio il settore delle energie rinnovabili a costituire uno dei pochi ambiti in cui l’Italia può vantare un trend realmente positivo. Il 2024 ha visto l’installazione di 7,5 GW di nuovi impianti eolici e solari, un risultato importante che rappresenta circa il 70% di quanto necessario su base annua per raggiungere gli obiettivi – già poco ambiziosi – del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. Un progresso concreto che ha permesso di portare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili al 49%, sfiorando per la prima volta un sorpasso storico sui combustibili fossili. Un dato emblematico accompagna questo progresso: 1 kWh consumato in Italia nel 2024 ha generato soltanto 200 grammi di CO₂, una riduzione del 65% rispetto ai primi anni ’90.
L’industria, sorprendentemente, si conferma il settore più virtuoso nella riduzione delle emissioni. Dal 1990 ad oggi, le emissioni industriali si sono ridotte del 40%, un risultato raggiunto anche grazie a una maggiore efficienza energetica e all’elettrificazione di alcuni processi produttivi. Questo dimostra che la decarbonizzazione non è un miraggio, ma un processo concreto e praticabile quando supportato da politiche coerenti e investimenti adeguati.
Meno incoraggianti, invece, i risultati legati al settore edilizio. Le pompe di calore, che dovrebbero rappresentare il fulcro della transizione energetica degli edifici, registrano un calo delle vendite per il secondo anno consecutivo. Una tendenza preoccupante, in parte dovuta alla fine degli incentivi del Superbonus e in parte a una scarsa cultura diffusa sull’efficienza energetica. In controtendenza positiva, invece, il fotovoltaico domestico: oltre 1,6 milioni di impianti installati coprono oggi circa il 15% dei consumi domestici di elettricità, testimoniando come la transizione possa anche partire “dal basso”, attraverso scelte consapevoli dei cittadini.
Ma è nei trasporti che si consuma la vera sconfitta italiana.
Nel 2024, le emissioni del settore sono cresciute di oltre il 2%, superando le 110 milioni di tonnellate di CO₂, un valore superiore persino a quello del 1990. Questo dato conferma l’assenza di politiche efficaci di decarbonizzazione del comparto: le auto elettriche faticano a decollare, la logistica continua a puntare su modalità di trasporto energivore, e le città restano congestionate e inquinate.
In conclusione, il giudizio di Italy for Climate è netto: l’Italia non sta ancora marciando al ritmo giusto verso la transizione. Tuttavia, i segnali positivi – seppure ancora insufficienti – ci dicono che un cambiamento è possibile. Il rallentamento registrato nel primo trimestre del 2025 nella crescita delle rinnovabili, segnalato da Terna, suona però come un campanello d’allarme. Dopo tre anni di progressi, l’Italia non può permettersi battute d’arresto.
La sfida climatica è, in fondo, una sfida culturale: non basta innovare la tecnologia, occorre innovare anche il pensiero politico, economico e sociale. La sostenibilità non è più una materia facoltativa. È la grammatica del futuro. E noi, come sistema-Paese, dobbiamo dimostrarci finalmente all’altezza del compito.



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