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Dazi, ritorsioni e propaganda: la nuova guerra fredda economica tra USA e Cina

  • Immagine del redattore: Dario Valerio
    Dario Valerio
  • 9 apr 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

L’inasprimento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina ha raggiunto un nuovo apice con l’annuncio, l’8 aprile 2025, da parte del Presidente Donald Trump, di un incremento delle tariffe doganali sulle importazioni cinesi, portandole al 104%. Questa mossa segue l’imposizione da parte di Pechino di dazi del 34% sui beni statunitensi, in risposta a precedenti misure tariffarie adottate da Washington.

Trump e Xi Jinping nel 2019
Trump e Xi Jinping nel 2019

L’ordine esecutivo firmato dal Presidente Trump prevede un aumento del 50% delle tariffe esistenti, giustificato come misura necessaria per la sicurezza nazionale e la protezione economica. Particolarmente colpite sono le spedizioni di basso valore, note come “de minimis”, con tariffe che passeranno dal 30% al 90% a partire dal 2 maggio, e un aumento della tassa postale per articolo da 25 a 75 dollari, con un ulteriore incremento a 150 dollari entro il 1° giugno. Queste misure mirano a colpire rivenditori online cinesi come Temu e Shein, che hanno sfruttato le esenzioni per spedire prodotti a basso costo ai consumatori statunitensi.


L’effetto di queste politiche protezionistiche si è riflesso immediatamente sui mercati finanziari. L’indice S&P 500 ha registrato una flessione per il quarto giorno consecutivo, chiudendo sotto la soglia dei 5.000 punti e avvicinandosi a un mercato ribassista, con una perdita di valore stimata in 5,8 trilioni di dollari. La Cina ha risposto con fermezza, annunciando contromisure e criticando le azioni statunitensi come “ricatti e pressioni” inefficaci.


Inoltre, Pechino ha lanciato una campagna di propaganda digitale, utilizzando media generati dall’intelligenza artificiale per deridere gli Stati Uniti e sottolineare le difficoltà economiche dei cittadini americani. Un video virale conclude con lo slogan del Presidente Trump, “Make America Great Again”, suscitando reazioni contrastanti sui social media.


Queste misure hanno sollevato preoccupazioni tra gli analisti economici e i leader mondiali. L’ex Segretario al Tesoro, Larry Summers, ha avvertito che l’escalation della guerra commerciale potrebbe condurre gli Stati Uniti verso una recessione e la perdita di due milioni di posti di lavoro. Nel frattempo, il Primo Ministro britannico, Sir Keir Starmer, ha esortato alla cautela, ribadendo che il Regno Unito non comprometterà gli interessi del Servizio Sanitario Nazionale nelle trattative commerciali con gli Stati Uniti.

L’inasprimento delle tariffe tra Stati Uniti e Cina rappresenta un’escalation significativa nelle tensioni commerciali globali, con potenziali ripercussioni economiche su scala mondiale.


Trump ha continuato, alla cena di gala del National Republican Congressional Committee a Washington, a difendere i suoi dazi affermando che altri paesi vogliono fare accordi e che sa quello che sta facendo. Inoltre più avanti ha dichiarato, marcando la sua arroganza comunicativa, che queste misure stanno generando 2 miliardi di dollari al giorno per gli Stati Uniti e ha affermato che altri paesi sono ansiosi di negoziare, sostenendo che “mi chiamano per baciarmi il culo” al fine di raggiungere accordi. Tuttavia, questi dazi hanno provocato instabilità nei mercati globali, causando perdite significative negli indici azionari. In risposta, la Cina ha promesso di reagire con forza, nonostante Trump insista sul fatto che Pechino desideri negoziare ma non sappia come iniziare.



Le questioni fondamentali


Qual è stata la risposta della Cina all’annuncio dei nuovi dazi statunitensi?

La Cina ha espresso una ferma opposizione ai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti, annunciando l’intenzione di adottare “tutte le misure necessarie” per difendere i propri interessi. Il ministero del Commercio cinese ha dichiarato che tali azioni avranno “un grave impatto sul dialogo bilaterale” e ha sottolineato che l’imposizione unilaterale di dazi da parte degli Stati Uniti viola gravemente le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).


Come hanno reagito altri leader mondiali all’escalation della guerra commerciale tra USA e Cina?

Il Presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che l’Unione Europea prevede di introdurre “dazi reciproci” su acciaio e alluminio in risposta alle misure statunitensi, affermando che “non dobbiamo mostrarci in qualche modo deboli di fronte a queste misure”.


Quali sono le implicazioni economiche globali di questa escalation tariffaria?

L’intensificarsi delle tensioni commerciali ha avuto un impatto negativo sui mercati finanziari globali. In Asia, l’indice giapponese Nikkei ha perso il 2,8%, mentre quello di Hong Kong è sceso del 3,3%. In Europa, le flessioni sono state più modeste, intorno allo 0,2%.


Quali sono le prospettive future per le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina?

La situazione rimane tesa, con entrambe le parti che minacciano ulteriori misure ritorsive. La Cina ha avvertito che l’ultima tornata di dazi avrà “un grave impatto sul dialogo bilaterale” e ha esortato gli Stati Uniti a correggere le proprie pratiche errate.  Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano a giustificare le loro azioni come misure necessarie per la sicurezza nazionale e la protezione economica.


In che modo l’Italia potrebbe essere influenzata da questa guerra commerciale?

Sebbene l’Italia non sia direttamente coinvolta in questa disputa, le ripercussioni economiche globali potrebbero avere effetti indiretti sull’economia italiana, in particolare attraverso l’impatto sui mercati finanziari e sulle catene di approvvigionamento internazionali.

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