Contro ogni rigurgito d’odio: la necessità del rifiuto assoluto
- Dario Valerio

- 28 apr 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Saremmo dovuti essere consacrati alla memoria storica e dall’irrinunciabile difesa dei valori democratici, assistiamo invece a un preoccupante ritorno di ideologie tossiche: il razzismo, il fascismo, l'odio sistemico, il negazionismo e l'antiscientismo. Le cronache più recenti, con nuovi vili insulti rivolti alla senatrice a vita Liliana Segre, testimone vivente dell'orrore di Auschwitz, e l'affissione di striscioni fascisti contro una panettiera antifascista, denunciano una recrudescenza che non può più essere sottovalutata o archiviata come fenomeno marginale.

Benché episodi di intolleranza e odio non siano mai del tutto scomparsi, oggi si osserva un’intensificazione preoccupante. Il contesto politico attuale, contraddistinto da ambiguità, rimozioni e, talvolta, da giustificazioni velate, ha creato un clima culturale in cui chi semina odio si sente autorizzato ad agire più apertamente. Il silenzio o le mezze parole di condanna da parte delle istituzioni, l'uso strumentale della libertà di espressione per proteggere discorsi d'odio, e l'assenza di sanzioni severe sono responsabili di questo pericoloso slittamento.
Non è solo un problema di ordine pubblico o di civiltà giuridica: è un problema di etica collettiva. Giustificare l'odio equivale a tradire la morale universale e a infrangere l'etica della pace, pilastri fondanti della convivenza civile.
La libertà, valore supremo e irrinunciabile, viene snaturata e pervertita quando diventa pretesto per opprimere l'altro. La libertà autentica non è licenza di sopraffazione, ma rispetto profondo della dignità di ciascun essere umano. Non esiste libertà dove fioriscono l'odio razziale, la negazione della verità storica, il disprezzo della scienza, l'esaltazione della violenza e della sopraffazione. Come ricorda la nostra Costituzione, libertà e dignità sono inscindibili: l'una non può sopravvivere senza l'altra.
Il ripudio del fascismo, del razzismo, del negazionismo non è un’opzione tra molte: è un dovere costituzionale, storico e morale. La Resistenza che ha dato vita alla nostra Repubblica non ha combattuto solo contro un regime, ma contro l'idea stessa che alcuni esseri umani potessero considerarsi superiori ad altri, che la violenza potesse essere elevata a norma, che il potere potesse schiacciare la verità.
Di fronte ai nuovi tentativi di intimidazione, di riscrittura della memoria, di banalizzazione dell'odio, occorre una risposta ferma e senza ambiguità: punizioni dure, immediate, esemplari. Ogni cedimento, ogni comprensione malintesa, ogni minimizzazione è un insulto alla memoria delle vittime e un attentato al futuro dei nostri giovani.
Occorre anche un rinnovato impegno educativo, culturale e civile: trasmettere il valore autentico della libertà come strumento di pace e di uguaglianza, ricordare senza sconti il prezzo che è stato pagato per conquistare i diritti di cui oggi troppo spesso abusiamo o ci dimentichiamo.
Il governo, lungi dall’assumere un ruolo neutrale o di garante dei principi democratici, si rendono complici di una regressione civile, ignorando sistematicamente, quando non giustificando o occultando, atti di matrice razzista, negazionista, d’odio e apertamente fascista. Questa connivenza si manifesta emblematicamente in episodi come l’inquietante identificazione poliziesca della panettiera antifascista, vittima paradossale di un sistema che punisce chi si oppone al revanscismo reazionario anziché chi lo fomenta, confermando una torsione autoritaria che svilisce i fondamenti stessi della convivenza repubblicana. Anche laddove, in pubblico, si affrettano ad esprimere formali condanne di circostanza, resta intatto l’atteggiamento sovranista che permea l’azione di governo: le buone parole stanno a zero, è nei fatti, e nella reale volontà di repressione di tali derive, che si misura l’effettiva fedeltà ai principi democratici.
Chi oggi minaccia la senatrice Segre o tenta di intimidire chi si dichiara antifascista non è un semplice provocatore: è un nemico della libertà. E chi nelle istituzioni sceglie la via della neutralità o della minimizzazione, diventa complice della sua erosione.
Difendere la libertà significa difendere l'umanità intera. Significa scegliere la dignità contro la sopraffazione, la memoria contro l'oblio, la conoscenza contro il fanatismo.
L'Italia ha conosciuto l'abisso. Ha saputo rialzarsi e costruire una democrazia fondata sulla libertà e sulla giustizia. Tradire questi valori oggi significherebbe non solo rinnegarne la storia, ma compromettere irrimediabilmente il futuro.
La libertà senza memoria è fragile. La memoria senza giustizia è vuota.
Solo la libertà radicata nella verità e nella dignità può garantire pace e progresso.

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